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martedì 1 novembre 2011

Smashin' Pumpkinz

"Push the trigger and pull the thread,
I've got to take it on the otherside."

Non so perché ma 'sto post inizia con un déjà-vu, di io che scrivo il titolo e mi sembra di averlo già scritto, che st'idea mi sia già rimbalzata per le pareti all'interno del cranio, alquanto spaziose.
E quindi ci sono io lì che inizio a scrivere il titolo e mentre scrivo Smash... già qualcosa mi balena in mente, io già l'ho vissuto, già lo so ma non so il resto, perché dura il momento del titolo e non fin qui. Qui è già iniziato il mio flusso di pensieri, ma il titolo no il titolo non l'ho deciso io, non ora.
Ho sentito un sacco di cose a proposito, tipo che quando succede un neurone muore. Se fosse questo il mio caso, andrebbe solo a fare compagnia a tanti altri.
Oppure c'è quella famosa di Matrix, che è un errore della matrice, e quindi arrivano quei tizi vestiti di nero capeggiati dall'Agente Smith e provano a fare il culo a Neo, e poi Smith combatte in una scena fichissima con Morpheus nel cesso, e alla fine lo spacca e infatti lo sequestra e gli dice che per lui i tizi come Morpheus sono un virus, e annusa il suo sudore e poi Trinity e Neo liberano Morpheus in un'altra scena fichissima dove c'è la battuta "Schiva questo" detto da Trinity a un agente brutto sparandogli da tre millimetri di distanza un proiettile con sopra il suo nome, "agente brutto". Ecco insomma, se sto continuando a scrivere vuol dire che non è avvenuta nessun tipo di lacerazione nella matrice, e non ci sono nemmeno persone vestite da becchini e cambiano aspetto. Per ora.
E poi c'è la teoria di Fringe, quella in cui un déjà-vu "non è altro" che un vivere un momento della propria vita in un mondo parallelo. Un mondo parallelo dove sei sempre tu, fai lo stesso lavoro, hai gli stessi colleghi ma qualcosa di grande è successo (o non è successo) in passato, modificando poi tante piccole cose in tutti quelli che lo abitano, questo mondo parallelo.
E insomma, due piccioni con una fava perché il titolo l'avevo pensato per scrivere due righe su ieri sera associandole a "Tonight, Tonight", ma a 'sto punto penso che il "Man in Progress" -che magari è "Man Progressed"- dall'altra parte volesse scrivere di ieri sera perché la cena l'ha data anche lui, quindi adesso lui sta scrivendo quello che avrei scritto io perché è successo davvero ma a me, di conseguenza io scriverò quello avrebbe scritto lui, e che a lui è davvero successo.
E quindi la serata è andata bene, a tutti e due i miei me, c'erano le persone giuste, ci si è divertiti tanto e si è stati tutti davvero bene.
Solo che a lui è squillato il cellulare, ha risposto e si è fatto la solita passeggiata da cellulare in giro per casa.
Poi la serata sarebbe andata in modo diverso, con scambi di messaggi e la promessa di vedersi presto.
E il sorrisone da ebete stampata in faccia fino a fine serata.
I saluti, i baci, i bicchieri, la batteria, tappi di sughero che non reggono, un altro messaggio, lettura, risposta, sorriso, i "fammi un filtro", le foto, gli abbracci, occhi spenti, occhi vispi, ancora batteria, mostri rari alla chitarra, Sor Fleo al basso, risate risate risate.

Un momento.. e se fosse successo davvero?

L'altro me mentre sostituisce alla batteria
il Charlie Watts alternativo
dei Rolling Stones alternativi.

lunedì 31 ottobre 2011

L'Attesa

Era seduto ad aspettare sulla cima di quella collina da quasi una settimana.
Aveva dormito pochissimo, e quel poco tempo che passava incosciente era tempestato di flash, cose inquietanti che lo facevano scattare il collo all'improvviso, sbarre gli occhi, per poi farlo ricadere giù ancora più stanco di prima.
Per mangiare, aspettava i suoi amici di sempre: si erano dati il cambio ogni giorno, per portargli l'indispensabile per tirare avanti, anche se fame non ne aveva quasi mai.
La barba, anche se solitamente gli cresceva lentamente e a macchie, sembrava più fitta, crespa, quasi appesantita anche lei dall'ansia dell'attesa.
Non era stato facile per lui crederci, crederci fino al punto di rimanere lassù così tanto e con lo sguardo sempre fisso su quei binari. Si scorgeva un tratto della ferrovia all'orizzonte, a circa un chilometro in linea d'aria, e faceva capolino tra due colline. Se il treno fosse passato, lui l'avrebbe visto, avrebbe saputo.
Avrebbe capito.
Ma la difficoltà stava nel fatto che quel treno non passava sopra quel tratto da anni ormai, tanto che grossi gruppi di edera si cominciavano ad aggrappare con forza alle traversine di legno.
Ma lui ci credeva, sapeva che avrebbe visto quella locomotiva passare per prima, con impeto, sopra quell'edera e strapparla, tagliarla, polverizzarla sempre più al passaggio di ogni singolo vagone, fino al non lasciare nulla che odore di erba appena tagliata ovunque.
Odore di fresco, di nuovo.
Sapeva anche che però, dietro di lui, il mondo continuava mentre era impegnato in altri progetti.
Ne era perfettamente consapevole: qualcosa si stava muovendo, dietro di lui. Forse anche dentro, ma già sentire dei rumori, delle parole essere pronunciate lì dietro, lo faceva distrarre.
E a volte la distrazione era anche piacevole.
Ma no, lui era lì ad aspettare quel treno, avrebbe poggiato l'orecchio a terra pur di sapere con certezza che stava per arrivare.
Avrebbe spinto il treno, avrebbe inclinato la terra, avrebbe fatto qualunque cosa, per poter raggiungere quel vagone, anche in corsa, inciampando e senza respiro.

Rara immagine che mi ritrae in
uno dei pochi momenti di relax
sulla collina.

Però lì dietro, tutto 'sto vociare.. quasi quasi..

[se -metti il nome della divinità che vuoi qui- vuole, sono riuscito a mettere il fottutissimo stramaledetto pulsante "Mi Piace". se lo vedete, testatelo. sennò amen.]

[EDIT: niente, non funziona. affanculo.]

giovedì 27 ottobre 2011

No Vabbè..

..che Francesca è una tosta.
E' una inguaribile tenerona, ma se la fai incazzare ti smonta.
In zero.
Le cose non te le manda a dire anzi, se le porta dietro proprio per sbattertele in faccia.
Una che riesce a parlarti tranquillamente di politica partendo da Jovanotti, passando per l'Aquila e concludendo con una serie TV. Ed in mezzo ci parli di un sacco di altre cose, ma tante tante.
E mai che la vedi incespicare.
Quindi, visto che è stata così carina da linkare il mio blog sul suo, ricambio (aggiungendoci queste due righe) il favore: a destra, sotto "Gli Imperdibili", ora c'è anche il suo sito. Che vi consiglio caldamente di leggere.

E se non lo fate, siete brutte genti.

giovedì 1 settembre 2011

Domani.. spegnete 'sto cazzo di computer ed accendete la radio!!

Chi conosce Andrea sa che persona è: bella, simpatica, spigliata e con un gran cervello.
Chi non lo conosceva, ora non può più dire di non conoscerlo.
Cioè, Andrea è tante altre cose, ma quelle quattro fanno la base. Ha un solo difetto: è tante altre cose.

Una delle tante cose che è Andrea? Dj.
Come tutti i dj, ha un suo "aka": Conrad Van Orton.
Di quelli bravi, che anche se a me non piace troppo quello che fa, alla fine devo dire di si chiedendogli di farmi sentire altro. Considerando che io ascolto rock e lui fa techno (o giù di lì), il divario aumenta. Ma quel divario ce piace. Ma nonostante questo, Andrea ti spiazza facendoti sentire Adele dopo mezzo live di Chris Liebing, alterna Sinatra con Aphex Twin, film di Scorsese con quelli di Todd Philips.
Insomma, variegato come un gelato alla Nutella, misto come un fritto di pesce, vario come il mondo bello.
Bravo, insomma, con le sue visualizzazioni a quattro cifre sul tubo, le richieste di live ed un progetto futuro fatto di supporti non così digitali.

Andrea Zanchetta, aka Conrad Van Orton, aka "ascoltatelo-Venerdì-sennò-sò-cazzi"

Tutto questo (ma molto altro!!) Andrea ce lo farà sentire domani su Radio Città Aperta (88.9 FM), dalle 23, con un suo dj set di due ore.
Quindi, dalle 23 precise girate le manopoline, premete i pulsantini, ottantotto-punto-nove.. e passa la paura.

Occhio, che se non lo fate, il dio delle basse frequenze vi punirà facendovi ascoltare Modà, Antonacci, Dari, Gianni Celeste feat. Bob Sinclair, Lost, Lady Gaga remixata da Devid Guetta e Adele.
Adele la mia vicina di casa: 4 anni e stonata come il campanaccio di una mucca.
Morta.

Me raccomanno.

Norway Road Trippin' - Parte Due - La Schizofrenia


Di seguito, un chiaro esempio di schizofrenia da viaggio.
A voi.

Scrivere stando letteralmente tra i piedi della gente.

Prima settimana appena scoccata, direzione Rovaniemi.
Siamo appena ripartiti dal paradiso messo in terra -Svedese-. Appena arrivati abbiam pensato ad un'altra baraccopoli sul genere di quelle appena viste in zona Stoccolma e poco dopo: prato aperto, colonnine e poche roulotte/camper. Ma appena parlato con la ragazza alla reception, ed aver capito quindi che era davvero attrezzato per tutto, anche per darti un bellissimo ambiente. Un lago mozzafiato di fronte, pace, bagni e docce su tutti visto che puzzavamo come se avessimo passato gli ultimi due giorni nella Gora dell'eterno fetore.
Il tutto condito da un'ottima cena, una finta pescata al buio che proprio buio non è, con il sole che comunque più di tanto non scompare ed una luna piena da brividi alle spalle.
E siamo arrivati in quest'oasi dopo un giorno di viaggio da Stoccolma, in cui abbiamo passato due stanchi ma comunque pieni giorni di camminate, passeggiate, ponti e cuori sciolti negli occhi di quel dono chiamato femmina del nord europa.
Bela Stoccolma, movimentata nonostante lo scandire del tempo Scandinavo, fatto negozi chiusi presto e cene altrettanto pomeridiane. Belle le chiese, con i campanile che sembrano volersi sfidare tra loro per il più alto ed ornato, con le punte verdi rame e segnavento in ottone così chiaro da sembrare oro. Di sera poi ti trovi immerso in questi mille riflessi di sole sul mare, le finestre, le mille barche ormeggiate, quel dono chiamato femmina del nord europa -no non c'entra nulla, ma è difficile togliersele dalla testa-.
Insomma, un posto da vedere, come i mille che sfioro appena da questo finestrino che si affaccia su decine di laghi enormi, con sulla riva case bianche, rosse, blu tutte in legno e con la loro punta ordinata, rigorosamente bianca, sui tappetini elastici in praticamente ogni giardino, sulle poche poche macchine e sulle tante bici, su posti che definire "da cartolina" sarebbe riduttivo, quasi blasfemo. Che fa quasi paura a pensare di abitarci, passare dall'essere sempre e perennemente raggiungibili, in un mondo caotico e cattivo, ad uno in cui l'isolamento è all'ordine del giorno, ma in cui si respira, si vive, si pensa con calma, senza cellulari che squillano o notifiche che si sommano.
E si viaggia con il buon Cash in sottofondo, che con le sue parole spesso cupe un po' contrasta con la tranquillità di quello che scorre dietro il mio finestrino.
E pensare che oggi è 12 Agosto, che ci sarebbe stato qualcosa da festeggiare, e che per la prima volta dopo anni sono lontano al freddo invece che a morirmi di caldo, non m'intristisce.
Anzi, che possa essere un nuovo inizio.

Dopo Capo Nord.
Questi posti ti aprono l'anima. Tu non sei nulla, noi non siamo nulla. Tutte le cose che facciamo tutti i giorni, che ci invorticano in una routine che non ci piace, lo sappiamo che non ci piace, ne siamo consapevoli. E non è solo l'aria di vacanza che respiro da un mese e poco più, non è l'atmosfera di nullafacenza che mi circonda che mi fa pensare questo. Sarà invece il libro di Fabio Volo che rileggo per la terza volta e che tutte le volte sembra inquadrare il momento che sto vivendo mentre scorro le pagine, e la cosa un po' mi spaventa perché non capisco se sono cambiato o rimasto identico, in questi anni. Ma gli input arrivano, e come il protagonista del libro voglio dare una scossa alla mia vita, voglio ricostruirmi, e questi posti senza nulla ti danno l'idea che da costruire ci sia, e molto. Basta ritocchi, basta stuccare piccoli fori, c'è bisogno di buttar giù, rimboccarsi le maniche e SUDARE.
Io sono sbagliato. Cioè, nel mio modo di essere sono giusto, ma il problema è che mi mi basto, mi indosso e mi vado bene così. Come quando provi un paio di scarpe che ti piacciono un sacco, senti che ti stanno proprio giuste e che forse un mezzo numero in più sarebbe meglio, ma tu le prendi lo stesso perché quel mezzo numero non c'è e sai che piaceranno a tutti. Ecco, io sto con queste scarpe da ventisei anni, piacciono a tutti, ma a me stanno giuste. E non voglio scarpe giuste, le voglio con quel mezzo numero in più che magari non piaceranno agli altri, ma andranno bene a me. Vivo nel passato, cosa buona se hai ottant'anni e due figli che non ti parlano più. Può essere buono anche a ventisei anni, se però da questo passato qualcosa impari, se correggi il tiro che prima era andato fuori bersaglio, se quando ti si presenta un'occasione che prima hai perso ora, nel presente, la riesci concretizzare. Io tutte queste cose non le so fare, non sono ancora capace. Posso fare mille e mille volte ancora gli stessi errori, ma intanto il tempo passa. Vorrei scrivere un libro, vorrei saper fare sempre belle foto, vorrei essere più costante nelle cose che mi piacciono, ma non riuscendoci in queste, immaginate in quelle che mi fan cagare.
Ma bisognerà prendere coscienza di se stessi prima o poi, arriverà il momento di prendere un decisa decisione, un bivio in cui ci sarà decidere se, e cosa, fare.
Ma quando?

martedì 30 agosto 2011

Norway Road Trippin' - Parte Uno


Pensieri relativi al viaggio (ma anche no) scritti molto a caso durante 23 giorni di camper.
Quindi con distrazioni da finestrino, pessimi collegamenti e vuoti su quello che avevo scritto due minuti prima.

Enjoy

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Coffee Shop + Family Guy + Dominic Monaghan in "Flashforward" che fissa l'obiettivo: Amore.

Quarto giorno di viaggio, siamo in Germania, dove torniamo non so per quali strani giri dopo quasi due giorni ad Amsterdam, ed uno ad Utrecht.

Impressioni della città.
Amsterdam è stato come ritrovarsi in un'orgia: gente di tutti i tipi, che corre, biciclette impazzite che s'incrociano e quasi ti scrociano -com'è giusto che sia-, vicoli strani e un po' loschi, insegne delle misure più svariate e di tutti i colori, insomma un'orgia un po' particolare, ma la sensazione credo sia quella: gente fatta ed eccitata tutta nello stesso posto. Ha un turismo che si basa molto, appunto, sulle droghe ed il sesso, ovvio, ma che non disdegna qualche famiglia. E mi chiedo perché tu padre di famiglia, voglia portare la tua moglie tutta chiesa&Rete4 che non ti ha mai voluto dare il culo ed i tuoi pargoli che hanno venduto i regali della recente cresima per l'ultimo ritrovato della tecnologia del divertimento per bambini (un vaporizzatore per erba) ad Amsterdam e non, per esempio, nella bellissima Utrecht.
Ecco Utrecht, invece, da l'impressione di fare l'amore con una ragazza bellissima. Di quelle che vedi con i vestiti a fiori, i capelli appena mossi, gli occhi verde acqua, con gli stivali di pelle dello stesso colore della tracolla in cuoio, che scende da una bicicletta. Di quelle con cui mettere la doppia firma sul conto in banca.
E Utrecht ha più o meno tutto quello sopra elencato: dalle tante ed ordinate biciclette ai fiori e piccoli parchi ovunque, un canale dove letteralmente la vita ed i negozi crescono con l'avvicinarsi al centro della città, come vegetazione prima di un'oasi e, si, anche belle ragazze.
Amsterdam ha i coffee shop più strani e disparati, anche se non ne ho girati più di tre o quattro. Ha più scelta e qualità, un po' come se poteste scegliere tra Conad ed Eurospin. Ha negozi completamente dedicati ad oggettistica e, perché no, culto del fumare erba, entrate enormi che ricavano da questo business legale e correttamente svolto. Ed hanno servizi come autobus, locali, infrastrutture all'altezza di entrate sostanziose. Da noi, chi si fa le canne è massacrato di botte, e chi pippa tiene il manganello. Ma lasciamo perdere la polemica.
Anche Urecht ha i suoi coffee shop e, anche se ne abbiamo visto solo uno, posso già dire che lì la cosa è meno incentrata sul vendere ed ospitare ragazzi che ormai non distinguono la madre dall'insegnante di arti marziali, e quindi c'è meno caos, più voglia di vedere il resto, foto che si scattano da sole, tutti gentili e prontissimi ad aiutarti per un'informazione, finestre altezza strada di case in cui dai una veloce sbirciata e di cui adori gli interni arredati da urlo (dio che forcio) e banche che sembrano uscite da una pubblicità della "Mulino Bianco" con assistenti sedute a dei tavolini neri, con giusto una piccola pubblicità a fare da privacy con i clienti, angolo per bambini, ampi spazi per aspettare, senza stanze private a vista. Il tutto pulito e con musica di sottofondo stile Pat Metheny. Il paradiso. Una banca. Il diavolo ha vinto.
In finale, comunque due città molto belle, ma se dovessi scegliere preferirei la donna che condividerà i soldi con me in banca, piuttosto che l'orgia alla cieca.

Impressioni sul viaggio.
Ottimi, strepitosi compagni di viaggio. Nonostante ci possa essere la paura di trovarsi in difficoltà durante una convivenza, per il momento nessuno ha tentato di accoltellare un altro nel sonno, ne ci son stati attentati all'altrui vita per piatti non lavati o tavoli sporchi. Tutti danno una mano in qualcosa, e si campa benissimo.

Fine Parte Uno

domenica 13 marzo 2011

Sana&Robusta

Ieri, dopo anni di pigrizia sociale, sono andato ad una manifestazione:


No, non questa. Era solo per mettere in mezzo un po' di libido.
Sono andato a questa:


C'era tanta gente, tante famiglie, zero bandiere di partito ed una commozione generale che mi ha convinto che forse qualcosina, ogni tanto, piano piano, si smuove.
Ingroia ci ha caricato, Celestini divertito con la solita (e splendida) amarezza, la Busi ci ha fatto rifare occhi ed orecchie (Bubu ha ragione: ha una voce molto, ma molto sensuale.. e poi è una donna donna con due palle così). Un coro ha cantato una splendida "Va Pensiero", una ragazza si è commossa e la mamma l'ha abbracciata più commossa di lei, un gruppo di signore agguerritissime strillava ed orgogliosa elencava tutte le manifestazioni che si erano sparate fino a ieri.
Un bella giornata, con due bellissimi amici ed un libretto con tanti begli aritcoletti in borsa.
Non farò pipponi, non farò il figo: ma la Costituzione è bella da leggere, bella da capire, bella da applicare. Ci rende davvero conto che no, alla fine non è sempre stato così. E quindi ci si può tornare, a rispettarsi un minimo. Lo ha detto il coordinatore di Articolo21: "Questo non è il momento delle bandiere diverse, dei fischi e delle polemiche: è il momento di essere tutti uniti".
E proviamoci, ad essere una cosa sola.

Per me, ne vale la pena.








Namaste.

sabato 12 marzo 2011

Bicchierino Mezzo Pieno


Ieri son stati solo quattro.
E' andata come quando ti ingozzi di qualcosa, e dopo un po' ne vuoi di meno, sempre meno.
Ma lo vuoi comunque.
Quindi niente giramenti di testa, niente barcollamenti eccessivi, niente fronti da reggere.
Solo caldo, abbracci e un sacco di cazzate sparate a raffica.
Ed una Prison Song cantata e urlata e agitata e pogata.
In macchina.
Grazie ragazzi. Come sempre.